Wednesday, May 21, 2014

ah che bel caffe'...

**** ITALIAN VERSION ****

Pensavo fosse facile scrivere un post sull'argomento... e che bastasse poco, ma non e' cosi'!
Appena ho iniziato a raccogliere le idee una intricatissima mappa mentale si e' formata nella mia mente (grazie "Ciglione")...
Quindi ora che mi sono reso conto della titanica impresa che mi aspetta, per descrivere le infinite differenze sul caffe' e su come lo si beve sulle due sponde dell'Atlantico, mi limito ad una prima, breve ma fondamentale considerazione...


In Italia il caffe' e' un evento, un piacere, un momento da condividere...





Negli SUdA il caffe' e' una bevanda come tante altre... come il the, da bere caldo per riscaldarsi e ritemprarsi... da bere da solo, mentre cammini, mentre lavori...



tutto il resto... e' un'altro post!

**** ENGLISH VERSION ****

I thought  it was easy to write a post on this topic... and that i would have been able to do this in a very short time, but that was not true!
As I started to write and gather all my idea, a really tangled mind map moulded itself in my mind (thanks "Mr Eyebrows")... 
Therefore, now that I've realized that this post about coffee, and how to drink and how peoples prepare it on both side of the Atlantic Ocean,  is a really titanic adventure, I'm going to limit myself to give you a very simple, fundamental statement...
 
In Italy, drinking coffee is an happening, an happy moment, a moment to share with other people...


 


In the USA, the coffee is a beverage like many others, like tea, and you drink it hot, to warm and restore yourself... when you are walking, when you are alone, when you are working...



everything else is another post...

Tuesday, May 20, 2014

(non) siamo tutti uguali...

Qualche giorno fa mi trovavo su un taxi... e il tassinaro (che poi ho scoperto essere di origine etiope), allor quando ha saputo che ero italiano ha iniziato a parlare con me di calcio... e in un men che non si dica e' arrivato a dirmi che in Italia siamo razzisti perche' negli stadi insultano Balotelli! Mentre in America il razzismo non esiste piu'...


Oddio, e' vero... un po' razzisti in italia ancora lo si, e le vicende sportive insegnano, come docet anche l'atavico odio tra nord e sud e cosi' via... ma su questo non voglio star a parlare... quello che piu' mi ha colpito e' stata l'affermazione: "negli Stati Uniti non c'e' razzismo!"...
ah ah... ma-da-vero?che-se-nun-me-lo-dicevi-te-non-lo-capivo...

Beh, davanti alla legge americana, e dopo decenni di anni di lotte, marce, proteste, tutti sono uguali... Effettivamente esistono fior fiori di  regolamentazioni, norme e leggi federali che tutelano contro la discriminazione, di ogni sorta (genere, razza, condizione sociale, eta'...)!,  e se ti senti discriminato, basta fare appello alle norme in questione e ti si aprono tutte le porte... in circa 23 millesimi di secondo vedrai che chi tu hai accusato di discriminazione nei tuoi confronti si prostrera' ai tuoi piedi, con la faccia sotto i piedi tuuoi e puoi anche muoverli, per farsi perdonare e salvare il salvabile...

ma, non mi venite a dire che il razzismo non c'e'!

E  non parlo del fatto che tendenzialmente i bianchi se la fanno con i bianchi, gli afro-americani (che ancora non ho capito perche' si dice cosi') se la suonano e se la cantano fra di loro, cosi come gli indiani, i cinesi e cosi' via... queste sono scelte loro,... Italiani fra italiani, greci con greci... e cosi' via...

Il razzismo traspare in un altro aspetto: nella differenziazione del tipo di lavoro a cui puoi ambire o viceversa che preferenzialemnte viene assolto d quel particolare gruppo etnico.

Sei di colore: tassinaro, autista di trasporti pubblici (metro o autobus) o security (polize private, butta fuori e cosi' via...)
sei russo/slavo: buttafuori, rivenditore di alcolici (perche' sono esperti)...
sei messicano: muratore/elettricista, o personale delle pulizie
sei filippino: badante/donna delle pulizie
sei indiano/pakistano: tassinaro
cinese (asiatico in generale): propietario dei negozi "tutto a un dollaro" ristorazione, barbiere, sartoria
sei portoricano: fai il militare
sei italiano: una volta facevano i barbieri.. ora puoi fare di tutto! :) (essere italiano - non italo-americano- fa figo, ma questa e' un'altra storia)

e poi siamo noi i razzisti?
sia ben chiaro, non e' che sei di un particolare gruppo etnico sei predeterminato, perche' e' assolutamente vero che in negli USA chi vale puo' fare di tutto, ma diciamo che se non ti vuoi "sbattere" quanto sopra e' quello che puoi fare, senza problemi.

E poi siamo noi i razzisti?

o questo e' solo classismo... o forse queste sono delle lobby????

Thursday, May 1, 2014

Ok, il prezzo e' giusto!

Non sto parlando del quiz televisivo con l'Iva nazionale (al 22%), che tra l'altro deriva da un format americano, ma ho semplicemente dato voce al mio pensiero allorquando mi trovo a comprare qualcosa...

Per meglio lumeggiare la situazione, vi faccio un esempio... entro in un bar, osservo la tabella dei costi, e vedo che piu' economico di quell'unico pezzo da 1$ che ha in tasca (se avete letto i precedenti post sapete che non uso carta moneta... olet!) c'e' solo una donut (le ciambelle di Homer Simpson), e decido di comprarla... mi avvicino alla cassa, e forte di avere anche 1Cent di resto chied0 "one glazed donut, please"... mi appresto a pagare e... la commessa mi dice "$ 1.09, sir!"
e gia'... le tasse!
e io ci rimango di m&%@a... e inizio a frugare nelle mie tasche per un piccolo dannato decino che non troverò mai.... e allora, mesto, rosso dalla vergogna, devo girare i tacchi e andarteneme lasciando la la ciambellina... D'oh!!

Dopo questo breve spaccato della mia "ipoteica" (solo ipotetica, negherò tutta la vita di aver fatto sta figura di m&%@a) disavventura della mia prima mattina americana, vi spiego il trucco: il prezzo che leggi sulla tabella dei costi (qualora fosi in un bar o un fast food), o che leggi sulla targhetta dell'oggetto che stai per comprare, o che alla fine leggi sul menu', NON e' mai il prezzo giusto!
E non siamo a Piazza San Marco dove c'e' il doppio tariffario, quello per stranieri e quello per autoctoni...

In America, il prezzo mostrato e' al netto delle tassazioni! quindi per fare il prezzo finale deivi aggiungere la locale sale tax. Sottolineo e ripeto...  che come potete intuire varia da stato a stato (in alcuni casi casi anche contea per contea) e anche in funzione dei generi acquistati: vestiti: 6% in Virginia, 5,75% in Maryland; alcolici 10% a DC, 6 % in VA, e cosi' via... alcuni stati applicano le tasse solo ai non residenti nello stato (il Delaware, sono ricchi)!
Sottolineo che la sale tax non e' una tassa sul valore aggiunto come l'italica IVA, ma una tassa che si paga sulla vendita finale del prodotto, a carico dell'ultimo acquirente...

Calcolate le tasse, non e' detto che siamo arrivati al prezzo finale... potrebbero esserci degli sconti! La pratica dei buoni sconto e delle offerte e dei saldi e' molto in voga... sapete, c'è la crisi economica, poi magari ci sono gli sconti per gli anziani, per gli studenti e cosi' via...
Per farvi capire l'altro giorno sono andato a comprare un paio di scarpe da trekking. Prezzo indicato $135.00 che con le tasse della Virginia al 6% sarebbero diventati $143.10, ma...
ho utilizzato un buono sconto di 30$, perché quella domenica costumava cosi', a cui ho aggiunto un ulteriore sconto del 15% legato ai benefit del mio lavoro...
prezzo finale $94.61...


Pensate che l'ultimo giorno di shopping che ho fatto all'outlet sono arrivato a cumulare 4 diversi sconti nel negozio di Calvin Klein... 25% di saldi, piu' 15% benfit, 15$ buono omaggio per aver precedentemente comprato da Tommy Hilfiger e 5$ di ulteriore sconto per aver, seduta stante, mandato un sms al numero verde di CK!!!!

Dopo tutto ciò, pensate di esser finalmente arrivati al prezzo giusto? o meglio a quanto esattamente esce dalle vostre tasche?
No... in molti casi, dovete aggiungere la mancia (ma questa e' un'altra storia): ristoranti (non fast food), locali, taxi... e chi piu' ne ha piu' ne metta...

insomma il prezzo base e' facile da conoscere... arrivare a quello finale e' un po più difficile...
insomma, zitto e paga, anzi "zitto e striscia!!!"

P.S.: se vi chiedete perché i prezzi sono indicati esentasse, ecco la risposta! perché così gli sconti si applicano prima della tassazione, ma soprattutto perché in questo modo, indipendentemente dallo stato, tutti i negozzi, avranno sul cartellino lo stesso prezzo e l'incasso netto del commerciante/esercente/ristoratore sarà lo stesso...

Tuesday, April 15, 2014

ma che lavoro fai?!

Chiedere in maniera cosi' diretta, "che lavoro fai?", ad un americano molte volte e' considerato una cosa scortese... a dire il vero tutte le domande dirette sono considerate scortesi... e allora che parlamm' a' fa'?
dico io, mica gli stai chiedento se ha ucciso qualcuno, o cosa fa nel suo intimo e privato... bah?! comunque e' scortesia! NON LO FATE!
pertanto se volete arrivare allo stesso risultato e non essere scortese, chiedete tipo, di cosa ti occupi, o cosa fai nella vita! o quali sono i tuoi affari...

Superato lo shock con la domanda, passiamo alla risposta in se...

Il fatto e' che negli USA potreste venir stupiti dalla risposta, non tanto perche' fanno due mila lavori o simili (che e' vero, "ma questa e' un'altra storia") ma quanto perche', dopo avervi riempito la testa con una generica descrizione del lavoro alla "Giovanni" (quando descrive in "Tre uomini e una gamba" la loro attivita' di vendita di beni e servizi di meccanica di precisione destinati alla realizazione di prodotti terzi... insomma gestiva il "Paradiso della Brugola"...) ed analizzando accuratamente quanto vi e' stato detto scoprirete che la persona in questione potrebbe compiere uno dei seguenti lavori, di cui nel mondo europeo se ne e' persa (o quasi) la traccia, o non sono nenache mai esistite! Stanno indietro o stanno avanti?

Ovvio, ci sono anche molte professioni normali (la maggioranza), ma queste sono proprio... strane!
- iniziamo con lo "sparecchiatore di tavoli", un cameriere alle prime armi che sparecchia solo e soltanto... non interagisce col cliente, ti guarda come un pesce nell'acquario... lui si avvicni, prende i piatti e se ne va... insomma il pesce spazzino dell'acquario. Essenziale!
- fra i lavori non comuni, ma che in Italia ancora puo' trovare una sua controparte, specialemnte nel sud e' il lucida scarpe , lo shoe shiner, tra l'altro, termine simile al napoletano "sciuscia'"... Vintage!
- uno dei miei preferiti... "host" del ristorante: ti ferma all'ingresso e ti assegna al tavolo, quello che da noi fa un qualunque cameriere, ma qui no, abbiamo una figura altamente professionale (sa chiederti quanti siete, e legge la cartina del locale), che ti smista sui tavoli liberi... il suo fine ultimo non e' quello di farti star comodo ma di equamente ripartire i tavoli fra i camerieri di modo che in potenza possano prendere le stesse mance. Doppiogiochista!
- ed infine il mio preferito in assoluto. Una figura quasi mitologica, che per la sua inutilita' si avvicina allo spaturno che non a caso venne eliminato dopo il Diluvio Universale (cfr "Parola di Giobbe"). Un lavoratore infaticabile, alla base della catena sociale ed alimentare, che offre un lavoro preziosissimo e che richiede una scienza, una tecnica, e una perizia fuori dal comune, l'inventore del Tetris si e' ispirato a costui... mi riferisco al mitico "imbustatore della spesa al supermercato"!!! Si hai capito, non c'e' bisogno che rileggi! in molti supermercati esistono omini (o donnine, perche' non discriminiamo nessuno) che hanno il compito, intanto che tu paghi, di imbustarti la spesa! Mi sono sempre chiesto la loro utilita' (creare posti di lavoro? velocizzare le file?) ma visto che mi portano la busta alla macchina, e non vogliono neanche la mancia ho sempre sorvolato sulla risposta... in fondo mi "semplificano" 1 minuto o 2 della mia vita! Essenziale!!!



Queste sono solo alcune delle oscure e caratteristiche figure che compiono la forza lavoro negli USA...
ma come si dice: "IL LAVORO NOBILITA L' UOMO"... quindi ben venga!


Friday, April 11, 2014

mi porti con te allo stadio? (incubo o sogno?)

Se fossi in Italia, diciamo a Roma, come fui e saro'... e una mia (ipotetica) ragazza, o un mio (ancor piu' ipotetico) figlio, nipote, moglie, insomma, parente qualsivoglia, mi formulasse la domanda posta in oggetto, penso che sarei subito colto da spasmi di terrore, una gocciolina di sudore inizierebbe a solcare la mia fronte ed un'unica risposta potrebbe essere articolata dalle mie labbra. Un lapidario, secco, deciso, perentorio "NO!"

"Mi porti con te allo stadio?- "NO!" - semplice, secco, diretto... potrebbe essere un sogno... viole vedere con me la partuita, ma in realta' sarebbe un incubo!

E  questo perche le immagini di guerriglia urbana, che nulla hanno da inviadiare a "I guerrieri della Notte", o agli storici episodi della bloody sunday nell'Ulster, verrebbero evocate nella mia mente, ma con assai piu' familiare sfondo e vociare. E non parlo della grottesca scena dei film di fantozzi dove i due pullman di tifosi (iatliani e scozzesi) si assaltano come fossero due vascelli pirata. Mi riferisco ad  episodi tristemente noti alla cronaca come quello dell'ispettore Raciti, motorini giu' dal 3' anello di San Siro, Roma dilaniata da una massa di facinorisi... e' questo un posto dove posso portare una ragazza o un bambino?
Amore nel derby Capitolino
Una tranquilla domenica a Genova


Certo dopo qualche secondo penserei anche alle simpatiche nonnette dei "distinti sud" che da 70 anni osannano o berciano contro l'idolo del momento o il capitano della "Maggica"... per cui, la mia risposta potrebbe venir rimodulata in un pi' morbido "vediamo" ma...
Ma...
Ma inizierei a vagliare tutte le possibili varianti, situazioni, condizioni al contorno per individuare, rischi, e controindicazioni ed alla fine le condizioni piu' favorevoli: contro chi si gioca la partita? tifoseria amica o nemica? e' una aprtita a rischio? che biglietti? quanto costano? come arrivo allo stadio? come mangiamo? siamo adeguatamente vestiti da sembrare dei tifosi, ma non esser scambiati per ultra'?... e cosi' via, e comunque alla fine non facilemente potrei esaudire a cuor leggero la tanto nobile domanda che dimostra interesse nella mia passione calcistica, e la voglia di affiancarmi in momenti cruciali della mia vita sportiva (rigorosamente passiva!). Insomma forse non un incubo ma un sogno travagliato...

 
Mi piacerebbe invece sognare qualcosa di diverso... dicamo tipo:
- "Caro, mi porti allo stadio?"
- "Amore (tesoro, nipotino... qualunque-cosa-tu-sia-per-me!), Certo!!! che sport vuoi vedere?"
 
E quindi poter scegliere che sport andare a vedere fra un'ampia selezione, quali Footbal Americano,  Baseball, Basket, Hockey  e calcio (o soccer...)
Quindi scegliere in che giorno dellla ssettimana, e non solo la domenica... poi comprare agilemtne i  biglietti, che sono per tutte le tasche, e senza dover fare la tessera del tifoso, lasciare le impronte digitali o firmare testamento...
Poi continuare a sognare  che un mezzo pubblico ci porta facilmente allo stadio, fuori del quale le famiglie e gli amici, con il barbecue bello caldo e le birre ben ghiacciate, aspettano l'apertura dei cancelli mangiando hamburger e hot dog, vicino al bagagliaio della macchina (il tailgating), la loro...
e che magari ci offrono anche un giro...
"Scontri" fuori uno stadio americano
 e una volta dentro rimanere stupefatto dal turbinio di gente, negozi e punti vendita di cibarie tra cui posso girovagare allegramente, non solo prima, ma anche durante e dopo il game. Comprare panini, tacos, nachos, chili, birra, bevande... acquistare la maglietta o il cappellino della mia squadra del cuore, non importa se sia in casa o in trasferta... praticamente girare in un centro commerciale dello sport  dove oltre che allegre famigliole al completo si aggirano coppiette di innamorati e gruppi di amici, che non solo si godono la partita, ma che spesso indulgono in passeggiate intorno al campo, dedicandosi principalemnte a gozzovigliare e a spendere soldi... in fondo e' una societa' consumistica!

gli "scontri" dentro i cancelli dello stadio...
 
Praticamente la partita la seguirei solo se capita, o se mi andasse veramente di farlo. E nel sogno avrei piacere a stare in compagnia di altre persone, senza dar peso a chi vince o a chi perde, e soprattutto la partita e' quasi un optional! Il vero spettacolo sarebbero le cheerleaders, gli intrattenimenti, la possibilita' di vincere premi... poi verrebbe la partita, poi verrebbe gioire della vittoria, e sfottere chi perde...  andare allo stadio in questo sogno e' una festa per tutti...
 
Adoro fare questi sogni... sogni che rimangono tali, solo perche' nessuna mi chiede di venire allo stadio con me... ma io ci vado lo stesso! e tutto il resto l'ho vissuto, visto e fatto... E soprattuto qui, allo stadio si rinmorchia pure!!! Questo sogno si chiama, andare allo stadio negli States...

P.S: ripeto in caso sia passato inosservato o crediate facesse parte del sogno, in America, allo stadio, puoi comoprare e bere la birra! Non e' mica un'invenzione de "I Simpson"!!!
 

Wednesday, April 9, 2014

... e io striscio!

Non e' che io striscio per terra! Non sono mica un serpente!

Quella che striscio... fino a consumarla, e' la carta di credito. Decine e decine di strisciate mensili! Negli S.U.d'A. si usa la carta di credito (e non il bancomat) molto piu'... anzi, molto, molto piu' che da noi!


Le motivazioni sono semplici quanto efficaci:
1) puoi usare la carta di credito praticamente per tutto, ed ovunque indipendentemente dal valore, senza maggiorazioni o penali! anche per una bibita al distributore automatico! lo so, fa strano, ma lo puoi fare... e io l'ho fatto!
2) usando la carta di credito c'e' un maggior controllo fiscale, che pure da noi, mlae non farebbe!
3) sebbene Vespasiano sostenga che "pecunia non olet" (i soldi non puzzano...), vi assicurano che i dollari puzzano, so' unti e sporchi... fanno proprio schifo! specialemnte i pezzi da uno! per non parlare delle monetine! Sono stato in alcune localita' del globo terraqueo ove l'igiene era proprio messo al bando e non ho esperienzizzato alcun malessere anche mangiando senza lavarmi le manine... ma sti dollari proprio mi fanno schifo  e mi guardo bene da avvicinare le mani al cibo dopo averli maneggiati!
4) la carta di credito occupa poco spazio (entra nella custodia del cellulare)
5) anche le mance si possono dare con la carta di credito, comodo no? niente resti e seccature!
6) con la carta di credito, veramente ti fanno credito e spendi soldi che noi hai! Io ho un plafond che e' pari al doppio del mio stipendio... tanto poi paghi a rate, con comodissimi interessi del 23%!
7) piu' spendi con la carta di credito, piu' regali hai dopo... e non scherzo esiste, una vera classifica delle carte di credito americane in base a quanto ti danno in "premio", e si va da punti per le compagnie aere, per le catene alberghiere... ma anche soldi! io ho indietro, ogni mese dall'1% al 3% di quello che spendo, a seconda della categoria merceologica! Si avete capito bene! spendo 100 dollari dal fruttarolo, e la banca a fine mese me ne da 2 in regalo! Soldi veri! non buoni o sconti... Soldi!
8) ti costruisci il tuo credit score, "ma questa e' un'altra storia!"
9) alcune carte di credito sono proprio fashion! Disegni di fantasia, panorami, opere d'arte, simboli patriotti, per non parlare di quelle veramente cool... tutte nere, in alluminio! cool, esteticamente belle, solide e di peso! c'e' chi sceglie la carta per l'estetica!!! (per la serie, oggetti che non sapeva esistessero, ma che ora nonpuoi fare ameno di volere!)


Tutte queste ragioni sono piu che ottime a convincere tutti... e diciamo che personalmente trovo le 3), 4) e 7) piu' che sufficienti a convincere il mio lato di homo economicus... Viva la carta di credito!
... e io striscio!

P.S.: se venite negli USA, occhio ad usare la vostra Carta di credito (straniera), potreste esser fregati dal costo della commissione estera...

Friday, April 4, 2014

ma come ti vesti?! - 1

Non inizierò a parlare dello stile (o meglio dell'assoluto non stile) degli americani nel vestirsi.
Per quello mi devo preparare psicologicamente, e dopo un profondo ritiro spirituale potrò, forse serenamente, affrontare lo spinoso argomento, il cui solo pensiero mi fa contorcere le budella...

Quest'oggi voglio narrarvi di come gli americani, o quanto meno gli abitanti della Greater Washington Area, si vestono quotidianamente per affrontare le diverse situazioni della vita quotidiana e le avversita' del clima... diciamo che e' solo un primo assaggio...

Durante il giorno, quasi nulla da segnalare, tranne il continuo "ma come ti vesti?!" che frulla nella mia testa, legato alla suddetta "a-stilosita'" dell'a.g.m. (americano generico medio).
Un plauso (forse) alle scaltre ragazze/donne in carriera, che costrette a dover indossare eleganti tailleur (o simili) quando sono in ufficio (NdR circa il75% di chi transita per l'area metropolita lavora per enti governativi, o altre mega-ditte, legate al governo... o comunque...), affrontano il viaggio (in metro, in bus, in auto, a piedi) anziche' con le previste scarpe col tacco, in scarpe da ginnastica o in (Dio le maledica e peste colga al loro inventore) ballerine!!! Tutto sommato rende comodo il camminare, la' dove e quando il dress code non ti obbliga... ma ve le riuscireste mai ad immaginare donne in tailleur agirarsi per la Metro A con sotto le scarpe da ginnastica, o percorrere Via Nazionale o via cola di Rienzo in tal guisa? francamente ho sempre ritenuto fosse un comportamento vietato dalla legge, e sconosciuto alla mente umana...
Ingegnose, ma scandalose!!!


Di notte, il discorso cambia...

"Io ne ho viste cose che voi Romani non potreste immaginarvi. Ragazze in vestitino da sera (e senza giacchetto) passeggiare per DuPont Circle... e ho visto ragazzi in maniche di camicia (o peggio T-Shirt) affrontare U-Street. il tutto in pieno inverno... E tutti quei momenti, purtroppo NON, andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di scrivere..."

come avrete capito da questa parafrasi, gli americani, appena la temperatura esterna supera lo ZERO Celsius, si considerano fuori dell'inverno e si vestono (o meglio svestono), non curanti del reale freddo, il tutto solo per evitare di pagare $3.00 per il coat check (il deposito della giacca)! pero' non si esimono dello scialcquare 100$ in alcolici!
O forse sono modificamente geneticamente rispetto a noi italiani i non soffrono il freddo? oppure... e qui mi sbilancio, ma come diceva il buon Giulio, "a pensar male si compie peccato, ma a volte si indovina..." lasciare la giacca al guardaroba, vuol dire avere la matematica certezza di dimenticarla a fine serata, in quanto... ubriachi fradici!
Astuti come delle faine!!!

Lezione odierna: se affacciandovi dalla finestra vedete che la gente per strada e' vestita leggera, non vi fidate! NON VI FIDATE!

Tuesday, April 1, 2014

climatizazione e climatologia

Al fine di meglio lumeggiare ed introdurre futuri ulteriori argomenti è giunta l'or fatale di narrarvi  dell'insolito e grottesco rapporto che intercorre fra gli Yankee (non la squadra, ma tutta la nazione), il clima e la climatizzazione... un triangolo amoroso molto complesso (e non complicato... che sono due cose molto diverse...)

In inverno qui fa freddo, decisamente freddo, e io, che non son un freddoloso cronico, uso agghindarmi con diversi strati di vestiti, del tipo camicia, maglione, giaccone invernale/cappotto, sciarpa, guanti, pantaloni/jeans (ovviamente pesanti), calzini e scarpe adatte all'inverno.  Eccezion fatta per  giorni di impareggiabile freddo, stile "winter is not coming any more, winter is ALREADY here", ovvero quei giorni in cui i pinguini mi cedono il passo agli incroci,vestendo nel predetto modo, il freddo, è sconfitto e si può camminare per strada, stando ben attenti a non esporre incautamente parti del corpo per più di qualche secondo, pena perderne l'uso... a questa comoda "mise" da omino "Michelin" si contrappone un grave problema: nei locali e nei luoghi chiusi in genere, nella stagione invernale, vengono a svernare tutti gli animali del Serengeti e del Ruwenzori. Dentro gli uffici o i locali fanno circa 30-35° C e quindi, pertanto, pena morire disidratato o avere un attacco di rosolia fulminante, ti devi immediatamente spogliare...

In estate la situazione si inverte... persino gli animali della savana abbandano tempestivamente DC per trovare un più mite e secco clima ove sopravvivere, ma noi residenti, o almeno coloro che non posso aritirarsi nel fresco Maine, siamo chiamati a dove combattere con un caldo umido impareggiabile. Unica fonte di refrigerio e salvezza e' costituita da un generico luogo chiuso, ovviamente dotato di climatizzatore (tanto onnipresenti negli USA - anche all'aperto - da dover far rivedere il concetto di onnipresenza)... rifugiarsi si, ma non troppo a lungo. La temperatura media interna di codesti luoghi è tale che il cibo preferisce uscire dal frigorifero e "conservarsi" nella stanza, per sentirsi piu' al fresco... beh, forse è esagerato, ma diciamo che nei primi giorni mi sono trovato a sentir freddo ogni qual volta entravo in qualche posto chiuso, fosse anche la hall dell'albergo o il piano di un mall... sentire freddo, almeno fin tanto che un paio di sane birre non erano scese a ritemprare le mie stanche membra... insomma fuori sembra di essere in una giungla tropicale (luglio) o nella savana (agosto e settembre), mentre nei luoghi chiusi, perenne "ice age".

Il Clima in fondo non e' un problema! basta controllarlo con un climatizzatore!

Adesso capite perchè gli americani non hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto (NdR: azioni per prevenire ilriscaldamento globale)?! Perche' preoccuparsi del riscaldamento globale e del clima se tanto lo puoi "governare"?

Quindi qual'è la lezione odierna?
In inverno fatevi bastare una camicia e un giaccone ultrapesantissimo, così basta togliere solo quello, e una volta al chiuso non suderete come dentro un bagno turco od una sauna finlandese
d'estate... state leggeri, e sperate che il locale sia molto affollato, cosicche  "l'effetto stalla" possa contrastare efficaciemente il climatizzatore a 15°C!!

P.S.: in inverno mi son trovato a dover non solo spegnere il riscldamento di casa, ma aprire le finestre per raffreddare un po' il locale, per contrastare il caldo dovuto all'eccesso di calore prodotto dagli appartamenti contigui! 

Saturday, March 29, 2014

un concetto complesso: queueing...

Queueing non è un pugno di lettere buttate a caso, come quelle che potrebbero uscire dal quadrato del "paroliere", o "Ruzzle"... ma è una parola inglese, con un significato ben preciso!
Per chi non lo sapesse, queueing significa "fare la coda". Ve l'avevo detto che trattavasi di un concetto complesso, e ignoto ai più, almeno nel Belpaese!
Innanzitutto, avete notato? in inglese basta una parola, in italiano lo dobbiamo tradurre con una locuzione di ben tre parole! Basta solo questo per capire che per gli anglosassoni, americani in testa, fare la coda è una cosa così normale e quotidiana che hanno creato una parola specifica; per noi è un concetto talmente arcano che dobbiamo fare un giro di parole per definirlo.
Gli americani, maestri di semplificazione, dicono anche "line", perché queue forse è lungo e complicato, ma il concetto non cambia...

Comunque, che fare la linea sia ben inserito nel loro DNA è palese! fanno code ovunque:
- la mattina quando arrivo in ufficio, anche se sono solo in 4 nell'atrio ad aspettare l'ascensore che ha una capienza di 15 persone, aspettano in fila;
- un locale non è cool se non devi fare la fila per entrare
- per entrare e uscire dalla metro, fai la fila, anche se ci sono altri tornelli liberi, ci si mette in fila, dietro a qualcun'altro...

- entri al ristorante? ti metti in fila per chiedere all'host (simpatico omino con l'unico compito nel locale di assegnarti tavolo e cameriere) un tavolo.
Non si tratta di aspettare il proprio turno, e basta, è proprio questione che si mettono in fila, uno dietro l'altro!!! anche se si è solo in 3!! Non scherzo, e non esagero.

"are you queueing?" oppure "are you in line?" sono delle domande che vi martelleranno, anche nei momenti più inaspettati, e a cui io mi son trovato a rispondere semplicemente con una faccia da pesce lesso e un sorriso da ebete che esprimeva: "siamo io, te e quello là alla cassa! Se vuoi chiamarla coda, fai pure, per me stiamo aspettando il nostro turno!"
Insomma, negli USA fai fila per qualunque cosa! Ormai dopo 8 mesi, mi è entrato talmente nella testa, che faccio la fila pure io.

Quindi fare la fila non è così difficile! è solo una questione di abitudine e cultura... buona abitudine culturale che forse dovremmo importare, almeno questa...

Monday, March 24, 2014

il "restroom"

Francamente ho studiato (british) english per anni prima di venire negli States, e la parola restroom non l'avevo mai sentita, ne tanto meno utilizzata... ma me ne sono impadronito in pochissimi giorni! Ed in effetti è di vitale importanza se, come me, sei un assiduo frequentatore dei locali pubblici, ristoranti, bar, pub, musei e quant'altro, e quinti ad un certo punti necessiti di "una pausa di riflessione"!

Inanzi tutto capiamo cos'è: il restroom è il bagno pubblico! E il bathroom? il termine bathroom vale solo per il bagno di casa, dove hai la doccia o la vasca e quindi ti fai il bagno; in fondo lo dice la parola stessa bath+room = stanza dove ti fai il bagno. E rest-room?  stanza dove ti riposi (to rest= riposare)?  stanza dove ti appoggi (to rest= appoggiarsi)? effettivamente si, nel rest room ti appoggi e non solo, e qualcuno ci si addormenta pure...
Quindi lo ribadisco ad appannaggio dei duri di comprendonio: il restroom è il bagno del luogo pubblico! non chiedete del bathroom, perché nel migliore dei casi ti diranno che è a casa, altrimenti ti guarderanno un po' spaesati, magari turlupinandoti allegramente!

Adesso che la nebbia davanti ai vostri occhi si dirada, potreste esser pronti a fruire del bagno pubblico americano, ma è necessario che vi renda edotti su un paio di particolarità, giusto per togliervi dall'imbarazzo (e paranoie) che un primo utilizzo, se non siete forti di spirito, potrebbe causare in voi.
Sono due le stranezze che dovete sapere.

La prima, che ovviamente notai sin dal primo utilizzo, è questa, presente soprattutto là dove si servono cibi o bevande:

come avete capito, degli utilissimi cartelli, che suggeriscono (e spiegano...) ai lavoratori di (e come) lavarsi le mani prima di lasciare il bagno! Mi sono subito passate per la testa due fondamentali domande, che penso stiano già frullando anche per la vostra italica mente:
1) c'è bisogno di ricordarlo? non è normale lavarsi le mani quando si esce dal bagno?
2) le persone normali (i clienti) che fanno? non se le lavano perché non gli è richiesto di farlo?

Seconda cosa che noti, e noterete - e che vi lascerebbe alquanto interdetti, per cui è meglio essere informati - in un restroom, specialmente nei luoghi pubblici dove si suppone molta gente possa andare al bagno contemporaneamente, quali musei, uffici e così via, ovvero dove noi hai una sola piccola stanzetta... sono le pareti che separato un water dall'altro. In Italia ognuno ha la la sua intimità, protetta da solidi pareti di mattoni (o cartongesso) che arrivano fino al suolo e si stagliano per svariati centimetri sopra la testa dell'utilizzatore: la privacy è tutelata!
Invece negli US:


Le pareti, un sottile strato di legno (o qualcosa che "pretend to be wood"), non raggiungano il suolo ne tanto meno superano di molto la tua testa... insomma vedrai sempre i piedi e i pantaloni abbassati dei tuoi compagni di seduta e come se non bastasse se sei particolarmente alto, senza neanche ambire a gargantuesche fattezze, puoi anche dare una sbirciatina (spero involontaria) all'occupante del regio scranno affianco al tuo! per i rumori, non c'è scampo... gli odori non ne parliamo...

Insomma... "chi non caga in compagnia, o è un ladro o una spia!"

Friday, March 21, 2014

L'odonomastica... quando il nome "conta"!

L'odonomastica, è quella che volgarmente (e forse erroneamente) è chiamata toponomastca stradale e che per chi come me, prima di cercarlo su internet non aveva mai sentito tale parola, è la disciplina che studia ed analizza i nomi delle strade, vie e piazze di una città, paese, abitato di sorta.... (cfr wikipedia se non credi).

Fatta questa premessa,  specificato che io sono romano de' Roma, posso solo dire che a Roma e in tutta Italia abbiamo sempre fatto il possibile per rendere il tutto complicato. Sono cresciuto in un quartiere (o meglio in un pugno di isolati) dove le vie avevano nomi di personaggi dell'antica roma, in particolare dell'età monarchica (Muzio Scevola, Lucio Manlio Vulsone, Coriolano, Tarquinio Prisco)... poi appena 3 isolati più in là ecco i personaggi dell'Eneide (Enea, Rea Silvia, Eurialo, Niso...). Tutto sembrerebbe avere un senso, ogni zona un tema diverso, ma... ma se ti sposti in tutt'altra zona dell'urbe ecco che di nuovo si presentano nomi dell'antica Roma  e così via! Quindi se vuoi capire una via dove si trova una via, o lo sai... o controlli il "tuttocittà" (lo stradario)!
Ho sempre stimato i tassinari, e quelle persone (compreso il mio caro amico "Bedda") che sapevano tutte le vie a memoria!

Beh, in America si sa, amano le cose semplice, e per quanto riguarda l'odonomastica non posso che apprezzarli! In molte grandi città (Washington e New York su tutte) seguono un sistema semplicissimo basato su un sistema simile a quello degli assi cartesiani dove a partire da due strade principali (una Nord-Sud e l'altra Est-Ovest) si partono a numerare le altre... ricorda qualcosa? Cardo e Decumano? quello che facevano gli antichi romani e che puntualmente noi abbiamo dimenticato!!!


Beh a DC trovare un indirizzo è semplicissimo. Se ti dicono raggiungi "3122  M Street NW" di primo  acchito potresti rimanere un po' interdetto, ma sappi che:
1) le strade che vanno da est a ovest sono nominate con le lettere dell'alfabeto a partire da un ipotetico asse passante per il Campidoglio (e il National Mall) e spostandosi verso sud e verso nord si hanno le due C Street, ..., F Street, M Street... una a nord, una a sud.
2) le Street che corrono in direzione nord-sud, sono semplicemente chiamate con un numero ordinale crescente allontanandosi dall'asse zero la Capitol Street, North & South, che ovviamente passa per... Il Campidoglio (Capitol in inglese... che ovviamente, come un ben più noto Campidoglio, è su un colle (secondo me artificiale... vi farò sapere) e quindi abbiamo 1st Street ad est e ad ovest, e così via... (NdR quelle piccole che si inframmezzano hanno nomi strni, ma non le badare tanto... e sappi che esiste alche "Half Street" e non è una mezza via, ma è quella a metà fra la prima e Capitol Street!)
3) A questo punto è facile capire come la città sia divisa in 4 quadranti, NW, NE, SE, SW, e per distinguere ciascuna dei 4 possibili tratti di strada si postpone al nme della stessa l'indicazione del quadrante. Se cerchi M Street NW, sai subito dove devi andare!
4) i numeri civici: fra la "3rd Street" e la "4th Street" i numeri civici sono della serie 300, fra la "4th" e la "5th" sono della serie 400... e così via...
Tornando a noi, cerchi il 3122 di M Street NW?a a questo punto puoi vedere come sia  facilissimo trovarlo. Vai nella zona Nord Ovest della città, la  M è la 16 strada  a partire  dall'asse centrale e comunque fra N e O, verso nord, e ti porti fra la "31st" e la "32nd" il tuo è indirizzo è là! Mica come a Roma che se cerchi il numero 117 di Via Scribonio Curione, o conosci lo stradario a memoria, o usi il GPS!!!! Altrimenti... sei spacciato! Sicuramente se chiedi indicazioni a qualcuno, o becchi uno straniero o becchi uno che te le da sbagliate a posta! Almeno a DC puoi arrangiarti!
Comunque a farla un po' più complicata c'ha pensato L'Enfant (il progetista che su ordine di G. Washington disegno la mappa cittadina). Il caro francioso pensò bene di fare una variazione sul tema ornando la città con le Avenue, 'ste larghe stradone che vanno in diagonale e portano i nomi degli Stati!

Buon divertimento! e tranquilli perdersi è quasi impossibile... Anche se a me, molte volte è capitato che il tassinaro di turno mi chiedesse dove si trovava la strada e se come ci si arrivava... bah!!!

Mi ripeto, che eroi i Tassinari a Roma, non a caso Albertone gli ha dedicato pure un film!


Monday, March 17, 2014

The bathroom, ovvero il bagno

Il bagno è una delle stanze di casa che noi tutti usiamo di più, o meglio quando ci entriamo, sia che siamo maschietti o femminucce, si sa quando entriamo, ma non si sa quando usciamo... vuoi per un motivo, vuoi per un'altro (a buon intenditore, poche parole ;) ).

Un bagno generico medio, in una casa italiana presenta questo assetto: lavandino, water, bidè, doccia o vasca (io nella mia vecchia casetta le avevo entrambe...), nonché vari mobili per contenere tutto ciò che deve stare in un bagno o che nel bagno ti serve. Ma quanto sopra, è valido, come detto, solo per i bagni di noi Italiani.
E' rinomato, tutti in Italia lo sanno: all'estero, pure in Francia, NON esiste il bidè... solo noi italiani (e dire che alle volte ci considerano sporchi) usiamo il bidè, per... quando... (capito vero?)

Nella mia se pur non lunghissima vita ho girato per quasi tutta l'Europa e un po' di altri stati, negli cinque (o sette?) continenti, così arrivato nella "Capital" non mi sono scandalizzato di non aver trovato questo utile, prezioso, amato "sanitario", il bidè, che in fondo, come detto... è noto, solo noi Italiani usiamo!

Quindi nessuno shock per il bidè mancante, che però avrei tanto desiderato! Il vero shock è stata la doccia, o meglio la vasca con doccia. La cosa sorprendente è stata la manopola per regolare l'acqua. In Italia, normalmente si ha una manopola che girata a dx o sx regola la temperatura, alzata o abbassata regola la quantità del flusso dell'acqua, il così detto "miscelatore". Semplice no?
In America: NO. Per gli Americani: NO!!! La leva gira solo da 0 a 270° e tutto ciò regola solo la temperatura. Il flusso è sempre allo stesso livello... alto o basso secondo il settaggio dell'idraulico (e di solito si tratta di proiettili liquidi)... eppure per il lavandino si segue lo standard italiano e mondiale del miscelatore... come cavolo è che negli USA che sono tanto avanti, non riescono a seguire lo standard mondiale?

Nulla di drammatico lo so... tranne al primo uso (e quando 33 anni di abitudine prendono il sopravvento)... che mi è costato una inaspettata pioggia di dardi d'acqua al limite dello stato solido che mi hanno tolto il fiato e fatto rimpiangere di aver voluto fare una doccia dopo 16 ore di viaggio... ma 'sti Americani so' decisamente diversi!!!

P.S.: sia ben chiaro, bathroom vale solo a casa! In ogni altro posto è restroom, in aereo e treno potrete trovare il lavatory

Saturday, March 15, 2014

La prima impressione...

Ricorderò sempre il mio primo vero approccio con gli USA.
Ero sbarcato all'aeroporto internazionale di Washington (Dulles) da poche ore, e dopo esser stato scarrozzato da là fino al mio albergo, da un collega, decisi di fare 4 passi per la zona...

Il mio albergo era in Crystal City, dinamica aera di Arlington County, nota per i suoi palazzi sede di numerose mega-ditte uffici governativi.
Era una domenica pomeriggio, domenica 21 luglio, ore 17.30 circa... dopo essermi consultato con il concierge del mio albergo (nulla a che vedere con Michael J Fox...) mi reco al Pentagon Mall, super mega centro commerciale a 10 minuti di passeggiata dall'albergo.
Pentagon Mall: l'Orio Center o l'Euroma 2 sono botteghe di paese a confronto... Apple Store, Sony Store, Microsoft Store, Hogo Boss, A&F, Armani, Guess e tanti altri...

Comunque, nel caldo umido del luglio washingtoniano mi incammino verso il mall. Dopo pochi passi mi si prospetta un dubbio amletico... la strada era deserta, nessun pedone, nessuna auto, niente di niente all'orizzonte, MA il semaforo pedonale è rosso! Che fare? Passare o non passare? Fare la persona civile, o farsi immediatamente riconoscere quale "italiano de Roma"?
Vince la civiltà, vince la voglia di dimostrare che noi italiani seguiamo e rispettiamo le regole, così, per fare poche centinaia di metri ci metto circa mezz'ora poiché tutti gli incroci da passare sono  a) a richiesta per il pedone b) attraversano grandi strade per cui il rosso dura un'infinità!

Alla fine ci sono... il Mall mi si para davanti. Un ultimo grande ostacolo: attraversare la Hayes Street, strada a doppia carreggiata, 3 corsie per senso di marcia, grande isola pedonale nel mezzo... con tanto di cantiere stradale. Mi avvicino mestamente all'incrocio e al suo semaforo, che ovviamente si fa rosso, per me, non appena io sono a 3 metri da lui. Io sempre convinto della mia idea di fare la persona civile decido di aspettare... alzo lo sguardo, osservo l'altro lato della strada, il tanto agonizzato mall, con la sua aria condizionata, isola felice nella bollente giungla di asfalto e cemento che è Arlington... e cosa vedo?
Semaforo Rosso... e una torma di americani (stile Shibuya) che incuranti del rosso, attraversano la strada!
In fondo non c'è una macchina neanche a pagarla oro...

TUTTO IL MONDO E' PAESE! E poi parlano male di noi italiani che non rispettiamo i semafori!!!

Anche sti americani attraversano le strade col semaforo rosso!
E io mi sono sentito un po' più a casa!